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Origine della parola "zeolite"
Nel 1756, il mineralogista Baron Crönstedt scoprì la Stilbite. Questo minerale, sotto l’effetto del calore, perdeva acqua e dava l’impressione di bollire. Crönstedt lo battezzò « zeolite », dal greco « zeo », che significa « bollire », e « lithos » , che significa « pietra ». Dopo questa prima scoperta, la famiglia delle zeoliti si è ampliata. |
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Zeoliti naturali o sintetiche ?
Si contano più di 170 zeoliti ma solamente una trentina esiste allo stato naturale. Tutte le altre sono state ottenute artificialmente nei laboratori e molte di queste sono prodotte a livello industriale, chiamandole “zeoliti sintetiche”.
Le zeoliti naturali sono, in origine, ceneri vulcaniche che si ricristallizzano in roccia. Delle trenta zeoliti naturali, solo sette sono presenti in giacimenti abbastanza importanti da poter essere estratte su larga scala.
La purezza e la natura delle impurità che variano da un giacimento all’altro, hanno un ruolo determinante sulle proprietà chimico-fisiche di una zeolite naturale. |
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Zeolite o tufo zeolitico ?
Nel caso delle zeoliti naturali, i mineralogisti hanno adottato un’unica metodologia che consiste nel dare alla roccia il nome del minerale prevalente, a patto che ne contenga almeno il 50%. Vengono quindi nominate “clinoptilolite”, “mordenite” o “chabasite” le rocce composte almeno per la metà da uno di questi minerali, appartenenti alla famiglia delle zeoliti.
Come per tutti i materiali naturali, non esiste costanza nella qualità, da un luogo ad un altro. La purezza varia quasi sempre da un giacimento ad un altro; per questa ragione, possono trovarsi sul mercato materiali contenenti dal 55% all’85% di clinoptilolite!
Gli altri minerali che compongono la roccia, che potremmo definire “impurità”, hanno un’importanza capitale. Secondo la loro natura e la loro concentrazione, condizionano la roccia ed il suo campo di applicazione. Per esempio, si possono trovare due rocce, da due giacimenti diversi, composte dallo stesso tenore di zeolite ma non impiegabili nello stesso settore industriale.
Parliamo invece di tufo zeolitizzato nel caso di una roccia che contenga non più del 50% di una data zeolite. Le sue performances in orticoltura, sono generalmente migliori di un'altra roccia, per la presenza di zeolite/zeoliti, ma sono nettamente inferiori a quelle di una vera zeolite |
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Definizione e struttura delle zeoliti
Le zeoliti sono allumino silicati del gruppo minerale dei silicati e del sotto gruppo dei tettosilicati. Queste non sono argille che, pur appartenendo al gruppo dei silicati, appartengono ad un altro sotto gruppo.
La loro struttura è un arrangiamento tridimensionale di tetraedri SiO4 e AlO4 legati tra di loro da atomi d’ossigeno. Nel caso del tetraedro AlO4, l’atomo di alluminio, con valenza III è carico positivamente (catione), 3 + ed ha, al suo esterno, 4 atomi di ossigeno, ognuno carico negativamente (anione) -1. Il tetraedro AlO4 presenta dunque una carica negativa in eccedenza che deve essere controbilanciata da un catione. La formula generale delle zeoliti è scritta nel modo seguente : M2/nO Al2O3 xSiO2 yH2O. M è il catione con valenza n, che assicura l’elettroneutralità dell’insieme. Normalmente, si tratta di un metallo alcalino o alcalino-terroso (Na+, Ca+, K+) ma può essere anche un metallo pesante (piombo, rame, nichel, cobalto, cesio, …), un non metallo (H+, NH4+) o organico. Le zeoliti sono degli scambiatori di cationi.
La disposizione dei tetraedri SiO4 e AlO4 porta alla formazione di unità, quali la gabbia di tipo sodalite e la gabbia di tipo pentasil, che si dispongono in seguito per formare una struttura composta da canali, gabbie, cavità e pori. Le zeoliti sono minerali microporosi..
La microporosità delle zeoliti conferisce a questi minerali una vastissima superficie specifica che varia da 20 à 800 m2/g. Secondo il tipo di zeolite, la dimensione e la forma degli spazi (gabbie) variano da 6,6 Å a 13 Å e quelle delle finestre (pori e canali) variano da 2,5 à 20 Å. |
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Applicazioni delle zeoliti
Le proprietà chimico-fisiche delle zeoliti, i minerali più complessi del regno minerale, determinano i loro campi di applicazione (nutrizione animale, trattamento delle acque, adsorbimento dei gas, industria cartiera, nucleare, petrolchimica, ecc.)
Ad oggi, si conoscono circa 300 campi d’applicazione delle zeoliti, considerando tutti i tipi. Nel caso delle zeoliti naturali, l’agricoltura rappresenta il 70% del consumo mondiale (lettiere per animali, alimentazione animale, orticoltura, ammendanti dei suoli). Il restante 30% è suddiviso i diversi settori: trattamento delle acque, trattamento degli odori, supporti per pesticidi, trattamento dei gas, catalisi, materiali di costruzione, acquacoltura, ecc…
Le zeoliti sintetiche sono applicate in numerosi domini industriali (catalisi, adsorbimento dei gas, produzione d’azoto e ossigeno) ma la maggior quantità della produzione mondiale rientra nella formulazione di detersivi e detergenti. |
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Qual'e' la miglior zeolite per la coltura dei bonsai ?
Esistono molte zeoliti naturali ma il tipo "chabasita" è sicuramente la migliore, grazie alla sua porosità, la sua bassa densità, la sua grande capacità di scambio e di ritenzione d’acqua. Tutte queste caratteristiche sono indispensabili per la crescita armoniosa di un bonsai. |
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Esistono molte zeoliti di tipo "chabasita" per la coltura dei bonsai ?
No! Le cave di chabasite sono poco numerose a livello mondiale. chabasai® è estratta dall’unica cava le cui qualità sono idonee alla coltura dei bonsai.
Certe rocce sono falsamente chiamate « chabasite » solo perchè ne contengono un po’. E’ il caso delle chabasiti che si trovano nel Sud Italia. Queste ultime, infatti, contengono poco più del 30% di chabasite ed inoltre, le proprietà meccaniche di questi tufi sono relativamente scarse.
Altre chabasiti, come quelle che si trovano in America, sono molto ricche di sodio e dunque totalmente proibite per qualsiasi coltura vegetale. |
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Si puo' utilizzare qualsiasi tipo di zeolite per la coltura dei bonsai ?
No !!! Assolutamente no !!! Esistono moltissime zeoliti naturali e sintetiche. Certe sono idonee all’orticoltura e altre addirittura dannose per i vegetali. Anche all’interno di una stessa famiglia di appartenenza, possono esserci controindicazioni. Per esempio : si possono trovare chabasiti ricche di sodio, che è dannoso per le piante, mentre chabasai® non ne contiene quasi ! |
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Quali sono le garanzie di qualita'di chabasai® ?
chabasai® è un marchio depositato dalla SOMEZ (Société Méditerranéenne des Zéolithes). Creata nel 1984, la SOMEZ è la società più anziana e più specializzata nelle zeoliti naturali, in Europa, e una delle più anziane anche nel mondo ! SOMEZ è, prima di tutto, considerata come uno dei migliori specialisti delle zeoliti e delle loro applicazioni. Questa società dispone della più vasta gamma di zeoliti del mondo e offre ugualmente le sue competenze tecniche e scientifiche in moltissime applicazioni.
La competenza ed il livello di esigenza di SOMEZ sono ampiamente riconosciuti e sono in sè, una garanzia di qualità. Inoltre, chabasai® è il risultato di una lunga procedura di validazione tecnica.
Rivolge particolare cura alle varie fasi di setacciatura, di essicazione e di confezionamento al fine di fare di chabasai® il substrato più efficace per la coltura dei bonsai. |
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